Diversi ma (ugualmente) campioni: a tu per tu con Gian Pietro Simula dell’Asinara Waves
Un “colesterolo” chiamato autostima

Avete mai pensato che l’autostima sia un po’ come la luna? Non è perennemente costante ma talvolta fluttua nell’arco di una giornata, di una stagione, di una vita?
È tutto ciò è assolutamente normale!
La cosa potrebbe diventare anormale se la luna restasse sempre eternamente “calante” e dunque se la nostra autostima restasse imperterrita a livelli minimi ecco che allora potremmo dire che abbiamo un disagio da risolvere.
Vedete la nostra autostima è come il colesterolo!
Si nutre di fattori esterni ma è dall’interno che la si costruisce giorno per giorno.
Attenzione però: autostima non significa autoesaltazione ma la capacità di valutarsi con le proprie risorse e i propri limiti in maniera amorevole, creativa, protettiva.
Pertanto, avrò sia un colesterolo equilibrato se saprò valutare con correttezza ciò che mangio sia una buona autostima se riesco a valutarmi con sincerità e amorevolezza allo stesso tempo.
Anche l’autostima, come spesso lo è il colesterolo, è un dono che si riceve dall’ambiente in cui si cresce e, uscendo fuor di metafora, l’autostima la si riceve dalla famiglia, dalla scuola e dagli amici veri.
Purtroppo, se abbiamo avuto la sfortuna di avere dentro casa la famiglia Addams o dei docenti-serpenti non potremmo non averne ricevuto abbastanza, e allora che si fa?
Ok… tranquilli la si può cercare e piano piano coltivare.
Innanzitutto, vediamo quali potrebbero essere alcune cause dell’aver sviluppato una bassa autostima.
Se per esempio:
- siamo cresciuti con un ambiente circostante troppo esigente o perfezionista;
- oppure se l’amore ci veniva dato solo in cambio di prestazioni e non in maniera gratuita e incondizionatamente;
- se poi abbiamo avuto dei genitori troppo ansiosi è probabile che essa sia davvero poca
- o se il nostro genitore si sostituiva spesso a noi e faceva lui quello che invece era importantissimo dovessimo fare noi da soli ed in autonomia, ecco questo atteggiamento può averci creato un’immagine di un nostro sé molto fragile.
Ma attenzione!
La vita ci riserva sempre delle belle sorprese che prendono il nome di CRISI!
Pertanto, prima o poi, la persona con una bassissima autostima arriverà a percepire un gran vuoto dentro e a non capire più chi è realmente e finalmente mette in crisi il sistema interiore su cui si era basata fino ad allora.
Ah…meno male, dico io, e vi autorizzo pure a odiarmi, ma la CRISI è il primo passo verso la risalita e verso una nuova modalità di vita e di benessere.
La parola CRISI, che in giapponese si traduce anche con “opportunità “, diventa finalmente quel momento prezioso per decidere di cercare, di esplorare, di farci aiutare (se necessario) per andarci a trovare dentro di noi il colesterolo “buono” che tutti abbiamo ma che dovrà essere difeso dai nostri stessi attacchi interni e da quelli altrui esterni.
Il primo segnale che siete sulla buona strada è quello di iniziare a vedervi come esseri UNICI.
Si tratta di renderci consapevolizzare ed imparare ad amare la nostra unicità, di scoprire, evidenziare e coccolare quegli aspetti che sono solo nostri e ci rendono diversi e speciali nel mondo.
Non dobbiamo essere tutti uguali.
NO.
E invece cadiamo spessissimo nell’errore di volerci omologare agli altri per paura di essere giudicati e non amati e chiniamo la testa dicendo troppi sì.
Ecco perché il secondo segnale per la crescita dell’autostima è quello di imparare a dire dei no.
E se ci stiamo attenti ci accorgiamo che spesso è il corpo a dire di no al nostro posto: per esempio con dei terribili mal di testa, con una tristezza perenne, con uno stato di isolamento sociale, affettivo e lavorativo che ci fa cadere sempre più verso una vita che si trascina senza un perché.
Uno dei rischi nel lavoro di nutrimento dell’autostima è quello di costruirsi un’autostima fasulla.
La tentazione di mentire, di imporci e proporre un’immagine non vera inizialmente potrebbe anche funzionare.
Ma è come mentire verbalmente sull’esito delle analisi: il vero medico vorrà vedere il dato scritto del laboratorio e scoprirà che state mentendo. Così è per il nostro vero Sé: lui sa quando stiamo mentendo e non la tirerà per le lunghe facendovi provare un gran senso di vuoto, di ansia, di bluff.
Altro passo è quello di fare un lavoro di ristrutturazione sulle CONVINZIONI che ci sono state inculcate fin da piccoli. Un buon esercizio potrebbe essere quello di scrivere su un foglio i nomi delle persone che nell’infanzia e nell’adolescenza ci hanno trasmesso dei messaggi negativi e distruttivi per la nostra autostima.
Esempio: INFANZIA: la maestra Taldeitali mi diceva sempre: “Non sai scrivere bene!”
oppure in ADOLESCENZA l’allenatore Unnomeacaso mi urlava: “Sei davvero un incapace!”.
Su un altro foglio facciamo lo stesso indicando le persone che invece ci hanno incoraggiato e regalato messaggi positivi. Osserviamo entrambi i fogli e consapevolizziamo che quelle persone e quei messaggi negativi appartengono al passato e che non sono più reali e che oggi siete davvero un’altra persona.
Un altro aspetto che intacca l’autostima è la continua PROCRASTINAZIONE che non è una parolaccia ma è la tendenza a rimandare a domani ciò che potremmo fare oggi.
I ricercatori contemporanei hanno stabilito che la capacità di autocontrollo e l’autodisciplina sono dei fattori che favoriscono e innalzano il nostro livello di autostima.
Se abbiamo la tendenza a rinviare gli impegni sappiate che una buona dose di autodisciplina ci aiuterà nel processo di crescita dell’autostima.
E come si contrasta la mania dell’eterno rinvio?
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Dandoci da fare!
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Facendo un programma e rispettandolo.
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Suddividendo un grande obiettivo in mini-obiettivi
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Pensando positivo e trasformando le frasi negative tipo: “Oggi questa cosa non ho proprio voglia di farla!” in “Adesso mi riposo un attimo ma fra 10 minuti inizio a fare questa cosa!”
Queste sono solo delle piccole pillole di riflessione perché la nostra amata autostima possa giorno dopo giorno aumentare e renderci più sicuri e sereni nell’affrontare la vita ricordandoci sempre che come diceva la psicologa Rosette Poletti:
“Si diventa ciò che si pensa
si diventa ciò che si guarda
si diventa ciò che ascolta
si diventa ciò che si ama”.