Sassari – AOU, nuove frontiere nella diagnostica per immagini

di Eugenio Cossu e Andrea Loi
Marco BAZ Bazzoni, giura di dire la verità, tutta la verità ai lettori di City&City
Veritas vos liberat, dicevano i latini; la verità rende liberi.
Nell’ultimo spettacolo di un noto comico e attore, in scena in tutto lo Stivale, la verità rende invece… single! In campo sentimentale gli aggettivi libero e single possono essere considerati sinonimi e definiscono uno stato di zitellaggio conclamato del soggetto, ma nella piece in questione proprio no.
Parliamo ovviamente di Marco Bazzoni, universalmente conosciuto come BAZ e del suo ultimo spettacolo. Marco è uno degli artisti della risata più noti del panorama nazionale. Sassarese DOC, figlio di Gavino, sindacalista molto noto in città. A fine Anni Novanta inizia, neppure a dirlo, con la dura gavetta. Di rigore il passaggio tra i villaggi come animatore prima di fare la valigia, direzione Milano, dove studia recitazione, improvvisazione e canto. La svolta nel 2006 con il Premio Walter Chiari come rivelazione comica dell’anno. Nel 2007 entra stabilmente nel cast del celebre programma TV di Italia 1, Colorado.
Marco, conoscendo tuo padre e la tua famiglia, mi verrebbe da pensare che hai preso da lui.
In questo spettacolo in particolare, “La verità rende single”, c’è una parte dedicata a mio padre; racconto tutto quello che combinava.
Ti definisci un comico?
Sì, un comico, un artigiano della comicità. Quando ho iniziato sono venuti tutti gli amici di mio padre, uno per uno a dirmi che non ero io quello che doveva fare questo lavoro, doveva farlo mio padre! Ma perché, non sono abbastanza cretino? Sì, ma tuo padre è tutto un altro livello.
Un ramo della famiglia è di origine portotorrese…
Mio padre è nato a Porto Torres. Mia madre, che prendo sempre in giro, invece, non ha mai avuto un nome: prima era la moglie di Gavino Bazzoni, adesso la mamma di BAZ!
Quando è avvenuto esattamente il tuo esordio?
Da ragazzino a scuola facevo delle stupidaggini. Poi ci sono state le commedie in sassarese, sempre nelle scuole. Teatro classico pochissimo. Ho fatto un musical: Alice nel paese delle meraviglie.
Come ci si accorge di essere comico?
In Italia purtroppo non c’è una scuola, impari perché fai. In America la formazione dei comici è molto importante, si inizia dalla stesura dei testi.A differenza del mestiere di attore, quello del comico, in Italia, è lasciato al caso. Spesso succede che diventi bravo da solo: autoformazione.
Metti insieme scuola di recitazione, poi impari a cantare e a suonare, poi fai improvvisazione e ti costruisci da solo. Impari sul campo, anche a scrivere. La scrittura è la cosa forse più importante per un comico.
Quanto lavoro c’è dietro un’esibizione e l’improvvisazione?
Per 5 minuti sul palco a volte c’è una preparazione di 3 mesi; la bravura del comico sta nel far sembrare quei 5 minuti improvvisati sul momento, come se non stesse recitando; la comicità è l’esatto contrario della recitazione, il segreto sta proprio nel far apparire come improvvisazione ciò che è stato studiato a tavolino. L’improvvisazione può far parte del numero comico; c’è chi non la adopera per niente e chi ne fa grande uso.
Credo che per un comico saper stare con la gente sia importante. A te piace?
Certo, piace stare con la gente; ho anche fatto tante stagioni come animatore.
Sembrerà strano, ma ci sono tanti comici che sul palco sono molto estroversi e nel privato addirittura timidi. Altri, sul palco simpaticissimi, poi scendono e li vorresti prendere a cazzotti.

… Ne hai incontrati?
Tanti. I comici sono persone normalissime: quelli bravi spesso sono i più sensibili; sono capaci di vedere quello che anche gli altri vedono, ma non notano. Il bravo comico nota in un frammento di vita cose che gli altri non notano. Devi avere una mente allenata per notare certi dettagli, ma anche una spiccata sensibilità.
Ti è mai capitata una volta che hai dovuto auto-censurarti o porre freno ai tuoi monologhi?
No, mai, in nessuna situazione, perché credo che la comicità, le battute possano stare in ogni contesto. Puoi far ridere il tuo amico al funerale della madre con una battuta, ma magari la stessa battuta non sarebbe adatta ad un meeting di Confindustria… Devi avere la sensibilità di valutare il quando, il dove e con chi.
Molti dicono non si possa scherzare su questo, su quello, non si possano fare battute su quello che è morto. Non è vero, in realtà se sei capace puoi scherzare su tutto; se metti una regola o un filtro alla comicità, è la comicità stessa che viene meno. Se lo sai fare puoi scherzare su tutto e su tutti, anche sulla persona che stai colpendo. L’importante è non offendere mai.
La cionfra, una filosofia tutta sassarese estremamente positiva che permette di sdrammatizzare con una battuta. Ti ha aiutato l’essere sassarese?
Forse sì, per l’aria che ho respirato. Ho fatto però il percorso inverso rispetto a tanti miei colleghi; Pino & gli Anticorpi per esempio sono nati e cresciuti artisticamente nei locali di Sassari e Porto Torres, poi sono andati fuori. Io ho fatto il contrario: primo spettacolo in Trentino e poi a Sassari.

Come sei arrivato in Trentino?
Tra i 19 e i 22 anni ho lavorato nei villaggi turistici come animatore; mi vide una signora che faceva parte del comitato teatrale del Trentino Alto Adige.
– Sei bravo! Fai ridere, canti… hai uno spettacolo tuo? –
– Certo che sì! – Mi scritturò per fare uno spettacolo con Giobbe Covatta e Neri Marcorè, ma non era vero nulla, non avevo nessuno spettacolo mio! E così cominciai l’avventura. Tornato a Sassari feci uno spettacolo al Teatro Civico; amici e parenti, chi cazzo volevi venisse vedermi? Mi rimisi a studiare..
A studiare?
Con i soldi che avevo risparmiato, andavo e venivo da Milano per la scuola di recitazione classica al Teatro Libero. I primi che mi fecero esibire si chiamavano Laboratorio Scaldasole; era una comunità di comici su Milano, le nuove leve della comicità, e avevano un teatro a disposizione. Da lì le prime conoscenze, lo studio delle tecniche di improvvisazione, i laboratori di cabaret, i locali.
Milano ha sfornato tanti comici.
A Milano sono ben accetti tutti. Si esibisce dal siciliano al napoletano, dal triestino al torinese. Da altre parti è molto più difficile. In Sicilia è difficile trovare un comico sardo o pugliese.
I villaggi rappresentano una vera e propria palestra per un comico, Così come è stato, per esempio per Fiorello?
Nì. È una convinzione di molti, ma l’animatore e il comico sono due figure professionali ben distinte. Fare l’animatore nei villaggi può essere utile a superare la paura iniziale del palcoscenico, può servire ad imparare a giocare col pubblico…
Fiorello. Un comico o uno Showman?
Fiorello è uno showman eccezionale; negli anni ha acquisito molte caratteristiche della comicità, anche attraverso autori come Riccardo Cassini, però principalmente è un intrattenitore. il numero uno degli entertainer, direi.
Veniamo al tuo attuale spettacolo: perché la verità rende single?
Nasce da un piccolo gioco di parole: la verità rende liberi, quindi la verità rende single, nel senso che se veramente dovessi dire tutta la verità alla tua donna diventeresti immediatamente single!
Quindi meglio non lasciare il cellulare libero?
No, guarda basta mettere un minimo di protezione: la password, l’impronta digitale, la lettura della retina…
La fiducia è tutto, giusto?
Col tuo partner la prima cosa è la fiducia, perché se stai a controllare…
In realtà questo è il pretesto per il titolo dello spettacolo; si parte dal rapporto di coppia, ma poi si parla di verità, di bugia, di finzione anche in altri campi. Si parte da un argomento come la donna per poi passare alla politica, all’omofobia…
In definitiva: la verità rende single è un monito oppure una verità incontrovertibile?
Mettiamola così: è un avvertimento!
Può essere un velato riferimento a chi, attraverso smartphone e social, racconta qualche bugia?
I social sono solo un mezzo, se la bugia ce l’hai nel sangue la racconti anche con un piccione viaggiatore.
Marco Bazzoni dice la verità, o una bugia a fin di bene pensi si possa sempre dire?
Assolutamente sì, dico sempre e comunque tutta la verità. Tranne in quest’ultima frase.

Fai satira sulla politica?
Poca, perché mi arrabbio troppo e poi traspare. Però in realtà un po’ sì, non ho mai paura di esprimere le mie opinioni.
I tuoi comici preferiti?
Beppe Grillo rimane uno dei comici più bravi in assoluto, poi politicamente è un’altra faccenda. Mi piace il Benigni di un po’ di anni fa; adesso si è trasformato in qualcosa che non capisco. Gigi Proietti, un grande attore. Poi tra quelli un po’ più giovani, ma neanche tanto, mi piace moltissimo Paolo Migone.
Nel prossimo futuro: teatro o tv?
Questo è un periodo in cui la TV per i comici è molto triste, non c’è molto spazio. C’è stata una saturazione negli anni precedenti.
Tanti anni di militanza in tv e in teatro. Raccontaci un aneddoto simpatico e divertente
Appena dopo lo scandalo del video “hot” di Belen, durante le prove di uno sketch con lei improvvisai una imitazione/racconto della trama del filmino.
Mi diede una cartellata in testa e lo sketch non andò mai in onda. Fu una grande perdita per la televisione Italiana!
Chi è veramente Marco Bazzoni?
Se te lo dicessi poi dovrei ucciderti; mi spiace, non posso.