
Pensieri, emozioni, paure, e speranze da condividere con gli altri, da venerdì 9 dicembre la Sala Duce del Comune di Sassari accoglie una mostra del grande artista sassarese
Di Paolo Salvatore Orrù
“Purché non si ingarbugli. Ma si stenda come sottilissimo ponte, un capo in una mano e l’altro chissà dove. Mai teso, questo filo che unisce, morbido e cedevole. Docile. Può intrecciarsi e sdoppiarsi o restare invisibile. Tenue traccia di sentieri da seguire, di incontri che nessuno ha previsto, di insperati ritorni. Da un pezzetto di lana, fragile inizio, magari viene fuori una trama“, ha scritto la critica d’arte Alessandra Menesini, commentando il fantasmagorico progetto editoriale e fotografico che il grande fotografo Marco Ceraglia ha presentato il 14 dicembre nella splendida cornice della Sala Duce di Palazzo Ducale di Sassari.
“Il progetto fotografico” – ha detto l’artista – “nasce con il desiderio di creare connessioni tra memorie, vissuti e persone. Quaranta protagonisti – venti donne, venti uomini – sono legati da un filo di lana rossa, dipanata nei modi più diversi. Sono quaranta ritratti doppi in cui i protagonisti afferrano un capo della matassa per poi restituire la ricerca del proprio personalissimo bandolo”. Tra i personaggi ritratti il regista Antonello Grimaldi, gli attori Alessandro Gazale e Daniela Cossiga, gli artisti Giusy Calia e Angelo Maggi, i giornalisti Celestino Tabasso e Pasquale Porcu, la cantante Rita Casiddu, i musicisti Alessandro Carta e Peppino Anfossi.
“Il bandolo della matassa” non è il primo libro realizzato da Marco Ceraglia, che nella sua inesauribile ricerca artistica non ha mai smesso di sperimentare con concetti, idee e materiali. Fotografo, docente, ideatore di campagne pubblicitarie, lui ha all’attivo libri da sfogliare e libri da esporre come oggetti d’arte e di design, libri di carta e libri di legno, tra cui uno lungo ben due metri. «Il significato principale di questo progetto è la condivisione. Ma non si tratta di una condivisione superficiale, distratta, da social. Per me “sociale” vuol dire l’altro, gli altri, quelli all’infuori di me, che posso vedere con gli occhi, toccare con le mani ascoltare con le orecchie» ha spiegato il performer. Nei mesi scorsi la “matassa” si era srotolata con successo per tutta la Sardegna, fino alla Fondazione Bartoli Felter di Cagliari.
L’artista alterna professione e ricerca personale pur conservando il piacere di insegnare nelle scuole e nelle università. Inoltre, si legge in scuola.fmav.org, collabora con le migliori agenzie pubblicitarie in Sardegna e realizza diverse campagne nazionali. Pubblica diversi libri fotografici e negli ultimi anni è attivo nel settore delle Edizioni d’Arte con alcuni titoli. Sempre negli ultimi anni sviluppa diversi progetti sotto forma di installazioni/sculture con materiali diversi, in particolare ferro e acciaio. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche (Regione Sardegna) e private (Banca di Sassari e Banco di Sardegna).
Come nasce la passione di Marco Ceraglia per la fotografia? Lasciamolo dire a lui: “La mia passione per la fotografia nasce a bordo di una nave. A 19 anni sono stato imbarcato per 13 mesi su una fregata della Marina Militare. Ancora non lo sapevo, ma in quell’universo lontano dal tempo avrei incontrato un oggetto che non mi avrebbe più abbandonato: la macchina fotografica. Tutti i miei compagni a bordo ne possedevano una e io ho provato un desiderio istantaneo di capire come funzionasse”, ha scritto su un social, “finito il militare e il periodo di navigazione, mi è stato chiesto di iscrivermi alla Gente di Mare, l’ufficio di collocamento per lavoratori marittimi. Non ho detto subito di no. Qualcosa di quell’ambiente, di quegli odori, di quel modo costretto di stare assieme mi aveva già affascinato. L’istinto mi ha portato però a seguire la passione nata durante quei mesi a bordo. Così ho iniziato a studiare fotografia”.
Quel mondo è poi ritornato alla luce in un un progetto che l’artista ha intitolato, ripensando al grande Lucio Dalla, MA COME FANNO I MARINAI, un reportage che racconta la vita a bordo delle navi mercantili. Chi l’ha conosciuto sa che Ceraglia ama le emozioni forti: oltre ad essere stato un marinaio, per anni ha solcato i cieli della Sardegna a ‘bordo’ di un parapendio. E lo farebbe ancora, “ho poco tempo a disposizione, ma non è detto: forse un giorno o l’altro tornerò a volare, e magari a fotografare dall’alto lembi di Sardegna (e non solo)”. Nessuno conosce quel che un uomo farà nel suo futuro, se poi è un artista ancor meno, ma è sempre possibile sognare che un giorno o l’altro Ceraglia senta la necessità di raccontare le storie e i volti di chi solca il cielo con ‘protesi alari’, per rinnovare il sogno di Icaro.
Oggi di lui si può dire che è un post-fotografo che si occupa anche di visual art design. Ha ricevuto diversi premi internazionali, le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Ha realizzato diverse mostre personali e collettive a Madrid, Barcellona, Milano, Torino, Venezia, Genova, Cagliari e Sassari. Bianca Maria Rizzi a Milano, Crisolart Galleries a Barcellona e Saatchi Art a Londra hanno proposto le sue opere. Nel 2014 si forma per diventare curatore presso la Fondazione Modena Fotografia.