
A Milano la mostra “Senes” di Daniela Zedda sui volti dei centenari della Sardegna
L’occhio antico della nostra isola guarda Milano e la vita frenetica della metropoli. Lo spazio espositivo “Nonostantemarras” è il teatro della mostra fotografica “Senes”, che si inserisce a pieno titolo nel tema del programma espositivo del 2016: “L’aldilà e l’aldiquà”. È un progetto pieno di passione quello espresso dalle foto di Daniela Zedda, promosso dalla famiglia Argiolas – noti produttori vinicoli – il cui capostipite Antonio, vissuto fino all’età di 102 anni, viene ritratto con lo sguardo fiero tra le botti della sua amata cantina. Milano abbandona quindi per un attimo la moda e, attraverso il sensibile obiettivo dell’anima della fotografa isolana, segue le vite di undici persone attraverso i loro volti, il loro corpo segnato dal tempo eppure ancora così capace di esprimere una forza e una vitalità impensabile.

Credits: ©Daniela Zedda
Lo sguardo di Daniela Zedda non lascia spazio ad alcuna retorica, descrive con la maestria di un ritrattista la vita ben salda, ancorata con forza nei gesti impercettibili di questi undici personaggi e della storia che rappresentano: la storia della gente di Sardegna. Come Giacobba Lepori che confonde i suoi 103 anni tra i tronchi degli alberi secolari del bosco di Villagrande Strisaili mostrando con austera compostezza la forza di un mondo che ha le radici nella terra; come Giovanna Pistidda, classe 1908, che all’ombra del chiostro di San Francesco ad Alghero osserva una colonna di pietra, ben sapendo di condividere con essa la medesima stabile solidità; come Igino Porcu che, guardando dritto negli occhi lo spettatore, con l’ironia di un mezzo sorriso appena accennato, brinda ai suoi 102 anni con un bicchiere di vino sardo, quasi ad offrirci un elisir di lunga vita; come Giuseppe Lilliu, Giovanna Maria Fenu, Giulio Podda, Pasqualina Floris, Peppino Poddi, Filomena Marongiu e Adolfo Puddu. Tutti accomunati da un percorso lungo un secolo che li ha accompagnati senza per questo vincerli.
Undici volti, undici corpi, undici storie che Daniela Zedda ha raccontato cristallizzandone la bellezza secolare. «Amo la mia vecchiaia – diceva il poeta moldavo Grigore Vieru – come le mie prime sillabazioni sul quaderno di calligrafia. Come se cominciassi adesso a conoscere la scrittura incerta della vita.» Se avesse potuto ammirare queste fotografie ne sarebbe stato ancora più convinto.
Francesca Arca
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