Il giovanissimo autore sardo Matteo Porru sta presentando in tutta la Sardegna il suo quarto romanzo, schiudendo di fronte ad un attentissimo pubblico di lettori, il suo scrigno ricolmo di colori, dolore, poesia e suspense
Ha scolpito uomini e donne nel ghiaccio utilizzando solo parole e neve. Il giovanissimo autore cagliaritano, Matteo Porru ha presentato in una sala del Caffè Letterario di Villacidro e a Sassari alla Camera di Commercio il suo quarto romanzo – Il dolore crea l’inverno (edito da Garzanti) – schiudendo, di fronte ad un attentissimo pubblico, il suo scrigno letterario, ricolmo di gemme, colori, poesia e suspense. Sollecitato da Giuditta Sireus, la direttrice artistica del Club di Jane Austen Sardegna, Porru ha raccontato gli inizi della sua avventura nel mondo della letteratura ma si è anche trincerato in un “no comment” quando gli è stato chiesto se il suo potente romanzo noir sarebbe potuto diventare un giorno la trama di un film. Su questo versante è stato inutile insistere anche se poi, sia pure per gioco, ha indicato John Malkovich nel ruolo del protagonista, ed Anthony Hopkins nel ruolo del comprimario. Giochi senza frontiere, ma anche sogni e qualità che potrebbero meritare questa chance.
La trama di Il dolore crea l’inverno appassiona il lettore, perché quello che accade nel prologo è stravolto dal dipanarsi del racconto. Il romanzo è ambientato in un arco temporale indefinibile (perché il gelo ha fermato per sempre gli orologi), i paesaggi sono costruiti con con colori e linee sempre uguali, determinati dal bianco della neve, dal ghiaccio e dalle strade tenute sgombre da tempo remoto dalla famiglia Legasov. Tutto accade in una insenatura della Russia, nell’immaginata baia di Kara, dove “gelano pure le onde”. L’altro non luogo del romanzo, l’abitazione dei Legasov, sembra partorito dal genio musicale di Peter Hammil: “C’è una casa senza nessuna porta ed io vivo lì … ” (House Without Roof). In questo Inferno bianco – ricorda il gulag raccontato da Boris Pasternak in Il dottor Zivago – agisce il protagonista, lo spalatore di neve Elia Legasov, a cui lo scrittore sardo darà il compito più ingrato di ricordare, perché “solo la neve genera ricordi”.

Un romanzo che lascia un nodo in gola, perché ci fa capire che “siamo tutti fatti di carne e neve”: tutti evanescenti. Davvero sorprendente la carriera letteraria di questo ventunenne che ha cominciato a scrivere “quando avevo dodici, tredici anni”, perché gli piaceva poter “raccontare e porre in chiaro il mondo come lo vedevo io; ed era una cosa che mi affascinava un sacco perché ero un ragazzino che aveva bisogno di urlare al mondo io esisto, io vedo le cose in modo che tanti altri non vedono, e allora ho tentato di tutto pur di diventare scrittore”. Aveva provato a diventare musicista, ma la cosa più bella per lui è scrivere “perché una pagina bianca è una tabula rasa, della quale io posso disporre a mio piacimento per esprimere tutte le mie idee, ed è proprio questa libertà totale di pensiero che mi intriga”, ha detto l’artista a City@City.
Il seme dell’arte può germogliare ovunque. “Io sono figlio di un ingegnere e di un’economista, quindi sono il discendente di due intelligenze matematiche, anche l’intelligenza di mio fratello appartiene a quel mondo”. Per cominciare, a sedici anni, ha scritto The mission (editore La Zattera), raccontando una storia basata “anche” su vicende biografiche. “Poi ho tentato sempre più di allontanarmi da questo cliché, ma rimanendo fedele ad una mia convinzione: un autore non deve mai raccontare cose che gli siano troppo lontane, perché in qualche modo deve saper ritornare al suo vissuto ed essere in grado di saper declinare le sue storie in modo compiuto e consapevole”.
La Zattera, ri-varata qualche anno fa da Alessandro Cocco – nipote del grande Giovanni – gli offre subito una opportunità. Con loro impara “non solo a fare, tra virgolette, lo scrittore”, ma anche a capire con quale logica si muove il mondo dell’editoria. Ecco perché, dopo aver pubblicato con la casa editrice sarda tre romanzi – The mission, Quando sarai grande e Madre ombra -, e vinto nel 2019 la sezione Giovani del Premio Campiello con il brano antologico Talismani, decide di passare con Garzanti. “Solo qualche ora dopo l’exploit veneziano, mi arrivarono tre mail, una da Mondadori, l’altra da Feltrinelli, l’ultima da Garzanti, per la quale in otto giorni (ma dopo anni di incubazione) ho scritto Il dolore crea l’inverno. L’incipit di Talismani, del brano che lo lanciato nel mondo dei grandi scrittori, è la sintesi dell’arte di Porru: “Il silenzio è un boato di anime.
Qualcuno canta laggiù, chi un salat, chi una ninna nanna, allegre e monotone tiritere che arrivano intermittenti, a salti, come vecchi neon che balenano un paio di volte prima di accendersi; quelle preghiere chiedono che Allah le ascolti …”.
Matteo Porru è ora considerato dalla critica uno dei venticinque scrittori under-25 più promettenti al mondo.
