Diversi ma (ugualmente) campioni: a tu per tu con Gian Pietro Simula dell’Asinara Waves
Diritto e rovescio – Cosa succede quando i dipendenti o i collaboratori di un’azienda commettono un reato a vantaggio della società?

Il Decreto Legislativo 231/2001 ha introdotto la responsabilità amministrativa delle società delle persone giuridiche, ma anche delle associazioni prive di personalità giuridica. Più precisamente, dal punto di vista amministrativo, una società è ritenuta direttamente imputabile del reato commesso dal proprio dipendente
Anche se l’etichetta la definisce formalmente come responsabilità amministrativa, in realtà si tratta a tutti gli effetti di una responsabilità penale, sia nella sostanza che negli aspetti procedurali.
L’azienda può però esimersi dalla responsabilità penale in tre casi:
🔶 quando all’interno dell’azienda sono stati predisposti dei Modelli di organizzazione e di gestione dei rischi (231) idonei a prevenire la commissione dei reati;
🔶 quando il manager ha commesso il reato eludendo fraudolentemente tali modelli di organizzazione e di gestione dei rischi, quindi con l’intenzione consapevole di violare una norma penale;
🔶 se non c’è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo aziendale interno di controllo.
In caso di comprovata responsabilità, invece, il Giudice penale potrà stabilire pene molto diversificate che vanno dalla sanzione pecuniaria al commissariamento dell’azienda, dalla cancellazione dal registro delle imprese alla confisca del profitto fino alla perdita della possibilità di stipulare contratti con la pubblica amministrazione.
Tutto ciò dipende anche dai reati commessi, che possono essere:
📌truffa;
📌frode informatica;
📌falso in bilancio;
📌false comunicazioni sociali;
📌ricettazione e riciclaggio;
📌violazione dei diritti d’autore e di privative industriali;
📌reati ambientali.