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Materie prime alle stelle. Caffè, pane, farina, prodotti panificati, dolci, pasta, olio e quant’altro stanno subendo fortissime pressioni al rialzo dei prezzi
L’allarme di bar e ristoranti sull’aumento dei costi delle materie prime non si placa, perché non si placa l’escalation dei prezzi. La preoccupazione maggiore degli imprenditori è una sola: se tutto aumenta, dovremo aumentare gli scontrini ai consumatori, non per guadagnare, ma per restare a galla.
Da qui, l’iniziativa della Fipe che – attraverso le parole del vice presidente vicario di Fipe-Confcommercio, Aldo Cursano – annuncia di aver chiesto al Mise un tavolo per istituire un osservatorio che monitori l’andamento dei costi lungo la filiera, dato che il rischio speculazioni è altissimo, anzi: è ormai un dato di fatto.
«Da più parti ci arrivano segnalazioni di aumenti generalizzati e spesso indiscriminati delle materie prime acquistate dai nostri bar e ristoranti – afferma Aldo Cursano – Dal caffè al latte, dalla pasta alla farina, dal burro ai formaggi, dalla carne al pesce, stiamo assistendo ad una pericolosa escalation dei prezzi che al momento, ma non sappiamo per quanto ancora, non si traducono in crescita dei prezzi al consumo che anzi mantengono un inatteso profilo di moderazione. A questo si deve aggiungere che alcune materie prime sono anche di difficile reperibilità mettendo così a rischio le produzioni di ricorrenza in vista delle festività natalizie».
«Non sappiamo come la rete di pubblici esercizi stia resistendo – continua Cursano – ma sappiamo per certo che Natale sarà all’insegna dei rincari generalizzati. Qualcosa purtroppo sta aumentando già ora, parlo di Firenze dove lavoro: il caffè è già aumentato di 10-20 centesimi (si arriva a 1,40 euro) perché gli imprenditori sono stremati. E si badi bene che questi aumenti non sono applicati per guadagnare sul caffè, ma per riuscire a mantenere in piedi l’attività».
E fioccano le segnalazioni di aumenti generalizzati e indiscriminati anche in Sardegna.
Per questo anche il presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna Emanuele Frongia si unisce all’appello del vice presidente vicario di Fipe-Confcommercio Aldo Cursano che chiede l’istituzione di un tavolo di monitoraggio al Mise insieme a tutte le componenti della filiera.
“L’allarme è scattato da giorni sul rincaro di pane e pasta, a ottobre abbiamo assistito a un aumento dei prezzi fino a punto dell’81 per cento per le farine -spiega Frongia – questo è un danno per noi e per i nostri clienti”. Frongia parla di una “pericolosa escalation dei prezzi che mette a rischio anche le produzioni in vista delle festività natalizie, alcune materie prime sono anche di difficile reperibilità“.
In Sardegna, rispetto a quasi tutto il resto d’Italia, c’è anche il problema dei trasporti. “Pensavamo di poter iniziare a respirare in vista del Natale, invece per la nostra categoria si tratta dell’ennesima stangata nell’arco di due anni che si aggiunge ai rincari dell’energia”.
Secondo una stima dell’associazione di categoria, il prezzo del caffè potrebbe arrivare a 1,50 euro, si potrebbero toccare i due euro per un cappuccino che insieme al cornetto passerebbe da una media di 2,40 euro attuali a 3/4 euro.