La cavalcata trionfale del BuDoni: breve analisi della vittoria dell’Eccellenza

I manifesti, le locandine e i macchinari dell’antico cinema di San Gavino custoditi dalla famiglia Senis sono in mostra sino al 31 agosto all’Exma di Cagliari
Di Paolo Salvatore Orrù
“Il pubblico urlava di gioia quando la colonna sonora lasciava presagire l’attacco della cavalleria nordista contro gli indiani cattivi. Chi non gioiva era sicuramente iscritto al PCI”, racconta, non senza regalare un sorriso, Giorgio Senis, l’ultimo operatore del Cinema Olimpia di San Gavino e attuale proprietario di una sala che ha chiuso i battenti alla fine degli anni “80. Quando Senis iniziò a proiettare e, “quindi ad essere il padrone dei sentimenti del pubblico”, aveva dieci anni: “bastava una sbavatura (un fuori quadro spesso voluto) nella proiezione per far infuriare il pubblico, per ricevere una bordata di fischi, ed è così che capii di essere parte fondamentale, un protagonista, di quella sala”. Il cinema Savoia nacque nel 1928, grazie a una geniale intuizione di Silvio Senis, il nonno di Giorgio.
Pianoforte a manovella utilizzato per commentare i film muti
La prima pellicola, lo si può dedurre da qualche bella foto esposta all’entrata della antica sala, fu proiettata all’aperto, in un cortile-stalla-pollaio di una capiente casa campidanese. Dopo la seconda guerra mondiale, il signor Silvio cambiò la ragione sociale della sua impresa in Olimpia, “perché ormai i monarchi italiani non godevano più della fiducia del popolo”, spiega Giorgio. Nonno Silvio, che agli inizi della sua attività imprenditoriale aveva ospitato gli ingegneri de su scallatoiu (fonderia) di San Gavino in una locanda dotata di due piani a cilindro automatico (juke box d’antan), si era innamorato del cinema perché la sua attività di cavallante – trasportava vini, pane e altri alimenti di prima necessità – gli aveva permesso di osservare a Cagliari l’evoluzione della fantastica invenzione dei fratelli Lumiere.
Mostra Exma, Cagliari
Il cinema fu, in tutti i sensi (anche dal punto di vista economico), un amore a prima vista. “Come sono vuote le chiese! Solo i cinematografi sono pieni: è lì che la gente oggi va a confessarsi”, ebbe a dire Vittorio Gassman. Senza essere blasfemi, e senza dare all’aforisma il crisma di verità assoluta, il “confessionale” dei Senis fino alla fine degli anni “70 “era stato il regno di tutti i maschi nostrani”. Racconta Giorgio: “Le donne venivano raramente al cinema, potevano assistere a uno spettacolo solo se accompagnate da fratelli o da parenti stretti”. Per di più, e solo in casi eccezionali, potevano andare in bagno da sole: “Se osavano trasgredire queste regole non scritte venivano subito additate come signorine di malaffare”. Il femminismo, le battaglie Radicali e Socialiste, non avevano ancora fatto breccia fra il gentil sesso, ma soprattutto era ancora lontana la possibilità di scalfire le tradizioni di matrice cattolica osservante delle famiglie.
Da sinistra, Giorgio Senis con un amico
Cosa resta dal punto di vista fisico di quelle mura? Praticamente tutto. La sala è integra, anche se divisa da pareti di cartone e plastica. Resistono anche due vecchi proiettori, “uno dei quali è identico” – ha spiegato l’ex operatore Giorgio Senis – “a quello che si può osservare nel film di Giuseppe Salvatores, Cinema Paradiso”. Un film che ha fatto epoca, perché è la storia di tanti cinematografi di periferia scomparsi. Nel Medio Campidano, un esempio per tutti, sopravvive solo il Cinema Italia di Samassi. Giorgio Senis vorrebbe tentare di far fare alla storia del cinematografo di San Gavino qualche passo indietro, ridando spazio alle proiezioni “percorrendo però strade finanziarie più adatte al nostro tempo”. Intanto, per non stare con le mani in mano e per dare risalto al suo piano di recupero della sala, ha pensato a una mostra di 800 manifesti, fotobuste e locandine. “Nel corso degli anni, abbiamo conservato con attenzione questo materiale, che documenta in modo straordinario la storia del cinema internazionale dagli anni Trenta agli anni Ottanta del Novecento”.
Alcune di queste affiches sono state firmate da grandi nomi del cartellonismo italiano: Anselmo Ballester, Cesare de Seta, Luigi Martinati, Renato Casaro, Manfredo Acerbo, solo per nominarne qualcuno. Oggi, in tanti sostengono che la collezione dell’ex cinema debba essere considerata una importante attrazione turistico culturale, ma anche “un importante punto di incontro per appassionati e studiosi del mondo del cinema e della fotografia”, dice Giorgio. In estrema sintesi, il Savoia-Olimpia merita di tornare sotto le luci della ribalta. “Oggi però sostenere una sala con 500 posti non è immaginabile, per questo mi piacerebbe realizzare due piccole sale (30, 40 posti a sedere ciascuna)”. Senis vorrebbe, in buona sostanza, “dare vita ad un contenitore culturale che sia in grado non solo di proiettare, ma anche di dare spazio a quei giovani che invece sognano di imparare a produrre film o desiderano studiare la cultura dell’immagine”.
Per realizzare il progetto servono gambe forti e soldi. La prima gamba potrebbe essere il museo, la seconda le due salette cinematografiche, la terza la realizzazione di un piccolo ed elegante Caffè Letterario. “Sono certo che un progetto simile avrebbe successo, perché l’antica sala diverrebbe una piccola macchina del tempo, dove il passato, il presente e il futuro di San Gavino (ma non solo) si potrebbero incontrare, regalando all’intera comunità pagine di storia ormai dimenticate”, spiega Senis. Giorgio Senis il progetto ce l’ha in mente da tempo, ma tra il dire e il costruire c’è sempre una burocrazia da battere. “Da almeno dieci anni sto combattendo per realizzare il mio piano, per realizzarlo ho stipato nei magazzini una grande quantità di reperti, potrei vendere tutto, ne ricaverei una cifra importante, ma a me piacerebbe che questa sala, che questo passato, rimanesse nelle mani di miei figli, ma soprattutto dei sangavinesi”.
Si può fare? Il progetto sembra realizzabile, anche se è evidente che l’idea non è quella di ripetere i successi degli anni Ottanta, quando il cinema in una sola giornata (erano i tempi di Bud Spencer) realizzava il pieno per cinque volte di seguito con tutte le 500 poltrone occupate. “Il crollo avvenne quasi dall’oggi al domani, quando Silvio Berlusconi riuscì a varare Canale 5, la prima tivù privata della storia italiana”, conclude Senis. “Fotografia, foto-grafia, significa scrivere con la luce”, ha spiegato una volta il sociologo Marshall McLuhan, si può dunque sperare che la luce torni a scrivere anche nel Savoia-Olimpia di San Gavino. La famiglia Senis ha custodito circa 8000 tra manifesti e locandine (in parte sotto tutela della Soprintendenza) e macchinari. Materiale ora in mostra all’Exma di Cagliari sino al 31 agosto.
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